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I pittori fiamminghi: i preferiti da Puzzle Arte

Fra i pittori fiamminghi preferiti da Puzzle Arte troviamo Bosh Hyeronimus, Pieter Bruegel il Vecchio e Jaean Vermeer. Insieme ad altri rappresentano il grande contributo della cultura fiamminga all’arte pittorica europea. Si distingue in particolare per l’uso dei colori a olio, la spazialità unificata tramite la luce, la visione particolareggiata della realtà. Quindi per il gusto del miniaturismo e i ritratti con posa di tre quarti.

I pittori fiamminghi famosi

Il più famoso fra i pittori fiamminghi è Jan van Eyck, capostipite della scuola pittorica nata nel Quattrocento nelle ricche Fiandre. La prima generazione di artisti cita anche altri due grandi maestri, Rogier van der Weyden e Robert Campin. Invece la seconda generazione, che vede la fioritura di altre città come Bruges e Bruxelles, cita Petrus Christus e Dieric Bouts. Negli ultimi anni del ‘400 la raffigurazione artistica assume la connotazione nostalgica che si sottrae dai cambiamenti in atto. Qui spiccano Hans Memling e Hugo van der Goes. Degna di nota è l’influenza che la pittura fiamminga ha avuto su tutta l’arte europea soprattutto sul piano tecnico. Ovunque la pittura a olio sostituì la precedente pittura a tempera

L’arte fiamminga e il miniaturismo

L’attenzione al dettaglio ed ai più svariati oggetti esclude l’uomo dalla centralità della scena. A differenza degli umanisti, i fiamminghi relegarono l’uomo a una parte dell’universo. Non tutto è riconducibile al principio ordinatore della razionalità. I singoli oggetti acquistano importanza nella rappresentazione pittorica. Assumono una forte valenza simbolica che si presta a diversi significati e interpretazioni. La varietà dei significati, insieme alle raffigurazioni eleganti e particolareggiate connotano i pittori fiamminghi fra i più ricercati. Inoltre a loro si deve la nuova prospettiva di visualizzazione. Non più di profilo né frontale, ma a tre quarti. Una prospettiva che consente di cogliere maggiori dettagli e informazioni sulla fisionomia.
Il miniaturismo prevedeva la traccia del pittore sull’imprimitura bianca un disegno sommario e suscettibile di variazioni seguito da un abbozzo del modellato. Su questo stendeva poi una tinta di base- meglio nota come mestica- che rappresentava il colore medio delle tinte. Qui iniziava a lavorare il chiaroscuro e tutte le figure venivano quindi riprese con strati successivi di velature lievemente chiaroscurate.

I pittori fiamminghi del ‘400

I pittori fiamminghi del ‘400 rientrano in quella che viene definita “scuola dei Primitivi fiamminghi”. Dipingevano quadri a tema religioso, e mostravano interesse per i ritratti e i paesaggi. Con la tecnica ad olio questi pittori diedero vita ad uno stile caratterizzato dal miniaturismo, dal naturalismo e dall’amore per il paesaggio. Determinante è stato il contesto storico, geografico ed economico di riferimento. Intanto perché la produzione artistica dell’epoca comprende l’intera regione dei Paesi Bassi, più vasta delle Fiandre. Infatti i centri di maggiore propulsione artistica erano Bruges, Gand e Anversa. Qui erano presenti i pittori più influenti dei Paesi Bassi, che però non erano necessariamente originari del luogo, né di formazione. Molti provenivano dalla regione nederlandese o da altre nazioni. Soltanto alla fine XVI secolo si adotta una scissione e bisogna distinguere fra pittura fiamminga e pittura olandese.
La differenziazione non è soltanto geografica ma anche culturale. Una connotazione che si riflette nella arti figurative e che trascina le vicende politiche. Mentre il Nord abbraccia la religione protestante, il Sud resta cattolico. Le ricadute sulla produzione artistica sono lampanti. Il Nord crea una repubblica indipendente e borghese, il Sud rimane un possedimento del Regno di Spagna e continua a definirsi fiammingo.

Il Quattrocento fiammingo

Il Quattrocento fiammingo viene considerato insieme al Rinascimento fiorentino un punto di riferimento culturale per tutta l’Europa. La forte sensibilità religiosa fomentata dallo scisma d’Occidente aveva incoraggiato un rapporto più stretto fra l’uomo e Dio. C’era una maggiore diffusione di libri e di immagini devozionali, che portò ad una enfatizzazione della spiritualità. Un atteggiamento malvisto in Italia che portò gli artisti a concentrarsi su una ricerca figurativa più attenta ai dettagli e alla vita quotidiana. In questo ambiente nacque la nuova pittura di Jan van Eyck. A differenza delle corti italiane dove gli intellettuali stimolavano riflessioni, nelle Fiandre gli artisti non avevano confronto.
La grande novità introdotta dai pittori fiamminghi è lo sviluppo e il perfezionamento della pittura a olio. La tecnica utilizzata pose rimedio agli inconvenienti fino ad ora riscontrati. Asciugando rapidamente la tempera difficilmente consentiva di sfumare i colori. Mentre i colori a olio si lasciavano sfumare uno nell’altro più facilmente, rendendo possibili successive velature. In questo modo il dipinto appariva brillante e lucido e consentiva di definire la consistenza delle superfici nel dettaglio.
A differenza del Quattrocento europeo, nella pittura fiamminga non si riscontra la produzione di affreschi. Questo è dovuto all’uso della tecnica della pittura a olio che ha privilegiato gli arazzi. Nelle fiandre questa pratica eccelse anche grazie al connubio della rinomata produzione tessile, che divenne decorazione parietale. Una eccezione è fornita da Michael Coxcie che affrescò due cappelle nella Chiesa romana di Santa Maria dell’Anima.

I pittori fiamminghi del’600

In seguito alla Riforma protestante la scissione fra l’odierno Belgio e Paesi Bassi era conclamata. La regione era sempre attraversata da una straordinaria ricchezza economica e culturale. L’influenza dell’arte italiana era particolarmente sentita. Qui però artisti locali si distinsero per originalità come Hieronymus Bosch e Pieter Brueghel il Vecchio. A partire dai primi decenni del 1500 l’area divenne laboratorio per il manierismo internazionale. Qui è possibile menzionare Frans Floris, Pieter Aertsen, Jan van Scorel, Maerten van Heemskerk e Anthonis Mor. La produzione nederlandese di quell’epoca fu accusata di subalternità all’arte italiana, ad eccezione di Bosch e Brueghel il Vecchio.
All’inizio del 1600 con la nascita della Repubblica olandese, nord e sud si separarono anche in campo artistico. In Olanda prese forma il “secolo d’oro” grazie ad artisti come Rembrandt e Vermeer. Questi raffigurarono i valori della società mercantile e riformata sul piano religioso. Qui l’arte sacra perse di importanza e fu relegata alla sfera privata. Ora nelle chiese protestanti non c’era posto per i grandiosi altari tipici dell’arte fiamminga. Committenze ecclesiastiche, di corte e aristocratiche furono soppiantate dal ceto borghese. Un esempio sono gli domestici di Vermeer e di Pieter de Hooch, e lezioni di anatomia di Rembrandt.
La natura morta assunse un rinnovato protagonismo. I ritratti a figura intera su tele di grandi dimensioni vengono superate dalla raffigurazione dei ritratti di gruppo. Si tratta delle grandi corporazioni cittadine, che vengono raffigurate nella loro fierezza. Le scene tipiche del ritratto di gruppo olandesi sono il banchetto di congedo dei capi delle guardie civiche cittadine. Oppure le istituzioni militari e di polizia in cui si riuniva la borghesia olandese dei centri urbani. I maggiori artisti specializzati nel ritratto di gruppo sono Frans Hals e Bartholomeus van der Helst.

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