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Puzzle botticelli

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Puzzle Botticelli

Scopri insieme a noi i nostri puzzle Botticelli e immergiti pezzo per pezzo nei puzzle d’arte rinascimentale.

L’arte di Botticelli

L’ arte di botticelli è una carartterizzata dalla riscoperta degli autori del mondo classico, della mitologia greca e di una rinnovata concezione dell’uomo, posto nuovamente al centro dell’universo.

Abbiamo scelto i puzzle di Botticelli come esempio di bellezza ed eleganza.

Infatti ciò che colpisce dei dipinti di Sandro Botticelli è la ricerca continua di una bellezza e di una grazia perfette.
Le sue opere sono intrise di un lirismo che rendono i soggetti più simili a creature di un mondo ideale, piuttosto che a rappresentazioni fedeli della realtà.

Tuttavia Botticelli fu dimenticato per più di tre secoli e solo gli esperiti d’arte del Ottocento diedero nuova vita alle opere del grande maestro fiorentino.

Per questo come i fortunati ricercatori dell’ottocento noi di Puzzle Arte vogliamo farvi scoprire le opere del botticelli attraverso i suoi puzzle.

Osservare le sue opere in tutti i particolari e scoprirle pezzo per pezzo significa intraprendere un viaggio in mondi lontani dove gli uomini sono saggi e forti e le donne sono bellissime e delicate.
I puzzle Botticelli come la “Primavera” sono il mezzo più divenetente per cominciare questo viaggio.

Il Rinascimento di Botticelli

Con l’arte rinascimentale di fine ‘400 si pone il problema non più dell’azione volitiva e storica, ma del sentimento umano come modo di essere-nel-mondo. Il problema può avere molte soluzioni: il sentimento come aspirazione al trascendente, al divino; come interesse a conoscere la realtà naturale, a partecipare della vita profonda del cosmo; come soddisfazione di vivere in un dato ambiente, in una certa società umana; come nostalgia di un tempo passato e irrecuperabile; come irrequietezza, gusto di capire tutto, subito, e andar oltre.

Altre soluzioni saranno proposte più tardi e basti pensare a quella, profondamente etica, di Michelangielo.
Ma, stando a quelle prima indicate, già abbiamo un’idea del divergere delle tendenze fiorentine negli ultimi decenni del Quattrocento con le personalità di varia grandezza, ma tutte significative, del Botticelli, di Leonardo, del Ghirlandaio, di Piero di Cosimo, di Filippino Lippi

A Firenze e nell’ambito della corte medicea,  l’arte non può prescindere, deve prendere posizione. L’arte, in altri termini, deve limitarsi a porre i propri problemi o a considerare gli altri problemi in funzione del proprio. Deve, cioè, specializzarsi.

Il Botticelli è stato considerato un mistico del bello ideale: un puro esteta. Tuttavia ad un’analisi più attenta la sua pittura è invece carica di problemi e profonde riflessioni neoplatoniche.

Il suo maestro è il Verrocchio e nella bottega del Verrocchio avviene l’incontro con Leonardo, più giovane di soltanto sette anni: l’antitesi delle due personalità spiega, in gran parte la pittura di Botticelli e quella del periodo fiorentino di Leonardo.

Infatti confrontando i due maestri dell’arte si intuisce,perché Sandro Botticelli venga considerato l’ultimo dei grandi maestri del Quattrocento e Leonardo da Vinci il primo grande ingegno del Cinquecento.

Spirito filosofico, come dirà il Vasari, il Botticelli risale all’origine del contrasto tra natura e storia. Ma il suo scopo è di superare antitesi, di trovare qualcosa che sia ugualmente al di là della natura e della storia.

Tuttavia Leonardo da Vinci vuole spingersi dentro la realtà, analizzarla, scoprirne il segreto: vuole, cioè, l’esperienza. Invece Botticelli vuole oltrepassarla, trascenderla, non « contaminarsi » con l’esperienza: vuole, cioè, l’idea.

Infatti L’idea del neo-platonismo fiorentino di cui fa parte il Botticelli non è propriamente nulla di definito, ma un vago essere-al-di-là, rispetto alla natura (o allo spazio) e alla storia (o al tempo). Anche il bello, con cui l’idea si confonde, è aliquid incorporeum: sfiducia nella realtà píù che immagine perfetta.

Per i filosofi e i letterati della cerchia neo-platonica, dunque, l’idea è al di là del tempo.

La “Primavera” di botticelli

I significati allegorici della Primavera (1478 c.) sono vari e complessi; ma il messaggio dell’opera sarà ricevuto a diversi livelli.
Il significato concettuale sarà chiaro soltanto ai filosofi; ma tutti potranno coglierlo nell’amenità del boschetto e del prato fiorito, nel ritmo delle figure, nell’attraente bellezza dei corpi e dei volti, nel fuire delle linee, nei delicati accordi dei colori.

Se il valore dei segni non è più di inquadrare e spiegare la realtà, ma, all’opposto, di superarla, cadono tutti i fattori di conoscenza positiva che si erano accumulati nella pittura fiorentina della prima metà del secolo, culminando nella grandiosa costruzione teorica di Piero.
Per questo motivo, cade la prospettiva strutturale dello spazio, cade la luce come realtà fisica, cade la ricerca della massa e del volume come concretezza delle cose e dello spazio.

Nulla di meno prospettico che l’allinearsi dei tronchi paralleli o il ricamo delle foglie sul fondo della Primavera.
Ma è proprio rispetto a quel fondo senza profondità e alla ribadita cadenza di quelle parallele che prende valore il fluire dei ritmi lineari delle figure, così come i tenui passaggi del colore valgono rispetto al preciso stagliarsi degli scuri degli alberi sul chiarore del cielo.

La nascita di Venere

La Nascita di Venere è un dipinto di Botticelli di grandi dimensioni datato 1485 e in esso non è raffigurata pagana esaltazione della bellezza.

Il significato profondo che si cela nell’opera di Botticelli va ricercato nel rapporto tra mito della nascita di Venere dall’acqua marina e dell’idea cristiana della nascita dell’anima dall’acqua del battesimo.

Il bello che il pittore vuole esaltare è un bello spirituale non fisico.
Infatti la nudità della venere significa semplicità e purezza.

Nel gran vuoto dell’orizzonte si si sviluppano le tre scene che compongono La Venere di Botticelli

La prima scena raffigura i Venti,poi la Venere sorgente dalla conchiglia, e infine l’ancella che accorre col manto fiorito (allusione alla veste d’erbe e di fiori della natura).
Tre volte il ritmo nasce, sale all’intensità massima, si spegne

L ‘ansia spirituale che si trascrive nella ritmica intensa e sempre bruscamente troncata della linea botticelliana finisce per assumere un accento spirituale che trasforma l’idea e il pensiero del grande maestro Fiorentino.

Con il passare degli anni e il precipitare degli eventi fiorentini l’ansia spirituale di Botticelli diventa angoscia, solitudine, disperazione. Il Vasari descrive il Botticelli nei suoi ultimi anni come un uomo decrepito, fervente seguace del Savonarola, sempre più « sofistico».