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Kandinsky puzzle

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Puzzle Kandinsky – Studio del colore

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Lo spirituale dell’arte di Kandinsky
Furono le forti insistenze di Franz Marc a convincere l’editore Piper di Monaco a pubblicare Lo spirituale nell’arte di Vasilij Kandinski.

Al quarto capitolo Kandinskij scrive che in tutte le arti, specie in quelle dei suoi tempi, è avvertibile una ricerca all’astrazione e all’interiorità. E, in un confronto tra gli elementi costitutivi delle singole arti, egli aggiunge che:

“il più ricco insegnamento viene dalla musica. Salvo poche eccezioni, la musica è già da alcuni secoli l’arte che non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per esprimere la vita psichica dell’artista e creare la vita dei suoni. Un artista che non abbia come fine ultimo l’imitazione, sia pure artistica, della natura, ma sia un creatore che voglia e debba esprimere il suo mondo interiore vede con invidia che queste mete sono state raggiunte naturalmente e facilmente dall’arte oggi più immateriale: la musica. È comprensibile che si volga ad essa e tenti di ritrovare le stesse potenzialità nella propria arte. Nasce di qui l’attuale ricerca di un ritmo pittorico, di una costruzione matematica astratta; nasce di qui il valore che si da alla ripetizione della tonalità cromatica, al dinamismo dei colori e al susseguirsi delle linee.».

Vasilij Kandinskij nasce a Mosca il 4 dicembre 1866 e li compie gli studi universitari laureandosi in Giurisprudenza nel 1892. Gli viene subito offerta una cattedra all’università che, però, rifiuta volendosi dedicare alla sua passione: la pittura. Già quando era studente universitario, infatti, aveva avuto modo di conoscere le opere degli Impressionisti, visitando la loro esposizione moscovita del 1895 e resandonte profondamente colpito.

Nel 1896 si stabilisce a Monaco dove rimane fino al 1914 quando, allo scoppio della Prima guerra mondiale, rientra in patria.

Nella città bavarese ha modo di entrare in contatto contatto con numerosi pittori, poeti, critici d’arte e musicisti, con alcuni dei quali dà vita alla Neue Kunstlervereinigung München e a Der Blaue Reiter.

Tornato in Russia, ormai famoso, prende parte al rinnovamento della società e della vita culturale del suo Paese dopo la Rivoluzione d’Ottobre: riorganizza i musei di provincia, crea I’Istituto per la cultura pittorica (1918) e fonda l’Accademia di Scienze Artistiche (1920).

Grazie al ruolo di primissimo piano che aveva in Russia, nel 1921 ottiene il permesso di recarsi in Germania per sei mesi: non farà mai più ritorno in patria.

Infatti nel 1922 diviene professore al Bauhaus di Weimar, libera scuola d’arte e mestieri, creato nel 1919, dove dirige il laboratorio di pittura parietale.

Nel 1933 il Bauhaus di Wiemar viene chiuso dal regime nazista. L’anno successivo, per motivi politici, Kandinskij abbandona la Germania per la Francia. Infatti trascorre a Parigi vive gli ultimi dieci anni della sua vita; muore nella il 13 dicembre 1944 nella capitale francese.
L’arte per Vasilij Kandinsky
Le prime influenze che Kandinskij subì a Monaco furono quelle dell’Art Nouveau tedesca: la Jugendstil.

Il cavaliere azzurro, infatti, un dipinto del 1903 è ancora ricco di fascino decorativo e di forte connotazione estetica e cromatica..

Il termine «azzurro» venne aggiunto solo nel 1912 dall’artista, dopo la pubblicazione dell’annuario «Der Blaue Reiter»; pertanto il titolo originario dell’opera era Il cavaliere

re, senza alcuna allusione alle tematiche artistiche sviluppate nell’annuario e all’interno del gruppo che si riconosceva sotto la sigla del Cavaliere azzurro.

Su una collina verde-dorata, che occupa quasi l’intera superficie della tela e che è disegnata da una delicata linea curva continua, un cavaliere dal mantello azzurro è lanciato al galoppo sul suo bianco destriero.

Gli alberi in veste autunnale, il grumo bluastro della foresta e il celeste del cielo, solcato da nuvolette candide, sono il necessario completamento cromatico per la grazia idilliaca dell’ambientazione.

I cavalieri, come lo stesso Kandinsky avrebbe affermato, erano un soggetto molto amato dall’artista, che era legatissimo alle storie e alle tradizioni popolari del Medioevo russo.

La meditazione sulle esperienze pittoriche europee, specie su quelle dei Fauves, conduce Kandinskij a mutare genere e modi avvicinandolo, sempre più, alle avanguardie arche.

Infatti nel 1909 realizza nella cittadina di Murnau am Staffelsee, sulle Alpi bavaresi il dipinto intitolato Murnau. Paesaggio estivo.

Nella tela l’artista affida alle chiazze violentemente colorate un forte potere di suggestione. Le montagne, di un blu cobalto bordate di nero, quasi si amalgama con l’azzurro-verde del cielo. Le case del paesino tedesco, invece, si dispongono lungo il bordo convesso di una collina e, inondate di sole, sembrano la prosecuzione della

stessa collina, trattate con i medesimi colori: il giallo intenso, l’azzurro e il verde, che scaturisce dalla loro unione.

Le riflessioni sui rapporti tra pittura e musica convinco infine Kandinskij che la pittura deve essere sempre più simile alla musica e che i colori devono sempre più assimilarsi ai suoni. La musica, infatti, è pura espressione di esigenze interiori e non imita la natura: dunque è di per stessa astratta.

Anche la pittura, secondo Kandinskij, deve essere astratta, abbandonando l’imitazione di un modello. Solamente una pittura astratta, cioè non figurativa, dove le forme non hanno attinenza con alcunché di riconoscibile, liberata dalla dipendenza con l’oggetto fisico, può dare vita alla spiritualità.

Kandinskij racconta che lentamente in lui si sviluppò una sorta di abilità nel non notare l’oggetto nel quadro, nel lasciarselo sfuggire.

«Molto più tardi, a Monaco, un giorno rimasi colpito da uno spettacolo inatteso, proprio quando stavo tornando nel mio studio. Il sole tramontava; tornavo dopo aver disegnato ed ero ancora tutto immerso nel mio lavoro, quando aprendo la porta dello studio, vidi dinanzi a me un quadro indescrivibilmente bello. All’inizio rimasi sbalordito, ma poi mi avvicinai a quel quadro enigmatico, assolutamente incomprensibile nel suo contenuto, e fatto esclusivamente di macchie di colore. Finalmente capii: era un quadro che avevo dipinto io e che era stato appoggiato al cavalletto capovolto. Il giorno dopo tentai, alla luce del sole, di risuscitare la stessa impressione, ma non mi riusci. Benché il quadro fosse ugualmente capovolto, distinguevo gli oggetti, e mancava quella luce sottile del tramonto. Quel giorno, però, mi fu perfettamente chiaro che l’oggetto non aveva posto, anzi era dannoso ai miei quadri.»

La bellezza, quindi, assieme alla perfetta espressione mondo interiore dell’artista, viene raggiunta per il tramite dei colori e della sola forma colorata (senza connessione con alcun oggetto esistente).

Infatti è proprio questo che Kandinskij riesce a ottenere con un acquerello eseguito nel 1910:il primo acquerello astratto.

Sul foglio di carta ci sono soltanto delle chiazze colorate e dei segni a matita e a penna. L’elemento unificante è il di colore della carta inteso come confine della forma colorata.

Da ora in poi sarà sempre più difficile individuare forme note nei dipinti di Kandinsky, mentre assumeranno sempre più rilevanza gli accostamenti di colore che comporranno in maniera da dar luogo a una vera e propria festa per gli occhi.

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