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Puzzle egitto

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Puzzle Egitto

Scopri insieme a noi i nostri puzzle Egitto ed entra nel meraviglioso mondo dell’arte dell’antico Egitto tra colori e materiali preziosi.
Infatti attraverso i puzzle Egitto potrai conoscere il mondo dell’arte antica attraverso le opere di uno dei popoli più importanti della storia.

La funzione della pittura Egizia

Per gli Egizi dipingere significa campire, cioè riempire di colore,  il contorno di una figura precedentemente disegnata su una superficie liscia. Grande valore ha la linea e il segno grafico in questa pittura maestosa e piena di significato.

La funzione dei rilievi e dei dipinti egizi non è decorativa, ma religiosa. Essi, infatti, sono realizzati in massima parte sui sarcofagi, nelle camere sepolcrali e all’interno dei templi, dunque al riparo da possibili occhi indiscreti. Il loro utilizzo, del resto, era riservato esclusivamente ai defunti, che nella loro esistenza ultraterrena avrebbero potuto essere confortati dalle rappresentazioni. In genere i soggetti riprodotti fanno pertanto riferimento alla tranquilla vita del campi (semina, vendemmia, mietitura, allevamento del bestiame) e alle altre attività lavorative del tempo: dalla lavorazione dei metalli alla macellazione dei bovini, dalla pesca sul Nilo alla caccia agli uccelli palustri dalla cottura del pane alla fabbricazione della birra.

Infine non mancano anche cerimonie e banchetti con danzatrici e suonatori e scene di vita domestica .

La tecnica pittorica egiziana

La tecnica pittorica egizia consiste nella miscelazione di pigmenti ottenuti dalla macinazione di varie terre colorate con un agglutinante, sostanza collosa a base di acqua, lattice di gomma e albume d’uovo.
Il colore così ottenuto ha una consistenza semiliquida e viene disteso grazie a dei pennelli ricavati dalle fibre di palma.
Questo tipo di pittura si definisce solitamente a tèmpera (dal latino temperare, mescolare) e, potendosi sciogliere con l’acqua, va necessariamente usata solo su delle superfici perfettamente asciutte e al riparo da eventuali piogge.

La tecnica realizzativa, in contrasto con tanta libertà e semplicità di ispirazione, è sempre rigidamente prefissata.
Come in tutte le rappresentazioni pittoriche dei popoli mesopotamici, anche presso gli Egizi le figure umane devono sottostare a una precisa simbologia che si manterrà sostanzialmente immutata per più di tre millenni.

La figura umano nella pittura dell’antico Egitto

La realtà non viene rappresentata per come appare alla vista, ma nel modo più elementare e intuitivo possibile. Per far capire meglio una figura umana, ad esempio, la si dipinge mettendo contemporaneamente in
evidenza le sue caratteristiche fisiche essenziali e più significative. Ecco quindi che il volto e la testa vengono rappresentati costantemente di profilo, in quanto questo punto di vista ne mette ben in evidenza il contorno. Invece l’occhio versa, è rappresentato frontalmente, poiché solo tale visione ne descrive compiutamente la forma e l’espressione. Per lo stesso motivo anche il busto è rappresentato frontalmente, in modo da esaltarne la simmetria.

Tuttavia nelle donne, però, almeno uno dei seni viene rappresentato lateralmente, il che ne definisce la forma in modo più comprensibile di quanto possa essere una visione esclusivamente frontale.
Anche la rappresentazione degli arti è più efficace e intuitiva nella visione laterale, mentre di entrambi i piedi non è rappresentato, per semplicità e chiarezza, che il solo alluce.

Infine il colore della pelle è un altro degli elementi simbolici che contribuisce a rendere i personaggi più facili da identificare. Infatti gli uomini appaiono sempre di colore rosso-bruno, mentre le donne sono di colore più chiaro.

Il fregio delle Oche

Pitture e rilievi egizi, pur nella sostanziale ripetitività dei soggetti e delle forme, conservano una vivacità e un’immediatezza assolutamente sconosciute a qualsiasi manifestazione figurativa precedente.
Ad esempio, il frammento del cosiddetto Fregio delle Oche, rinvenuto nella
mastaba di Itet a Maidùm, a Sud di Menfi. La pittura, eseguita su un fondo liscio di intonaco rifinito a gesso, di risale circa al 2630 a.C. e rappresenta anatre palustri. La e precisione del disegno, la raffinatezza dei colori, l’esatta riproduzione delle proporzioni e l’equilibrio della composizione fanno di questo dipinto uno degli esempi più alti dell’abilità tecnica e della sensibilità artistica raggiunte dagli Egizi già quarantotto fa.

Puzzle Egizio Fregio Delle Oche