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L’arte bizantina anche nei puzzle Klimt
Durante i suoi studi, nel 1903, visitò Ravenna in due diverse occasioni, riportandone una suggestione talmente profonda da avere in lui notevoli ripercussioni sullo stile e sulle scelte espressive degli anni immediatamente successivi. 

Nel 1912, infine, divenne presidente dell’Unione Austriaca degli Artisti.

La sua ultima attività coincise con gli anni della Prima guerra mondiale. 

Gustav Klimt, che aveva incarnato lo spirito stesso dei fasti dell’impero austriaco, il quale pareva destinato a una perenne prosperità morì il 6 febbraio 1918 per gli esiti di un ictus cerebrale che lo aveva semi-paralizzato. Non poté così assistere né l’inarrestabile sfascio del vasto impero austro-ungarico, né al crollo definitivo della monarchia asburgica. 

Poco incline a parlare di sé, Gustav Klimt scrisse di se:

“Sono bravo a dipingere e disegnare; lo credo io stesso e lo dicono anche altri […]. Sono un pittore che dipinge tutti i santi giorni dalla mattina alla sera […]. Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”.

L’arte di Klimt, l’ultimo maestro dell’impero
Negli anni passati alla Scuola d’arti decorative Klimt aveva ricevuto un insegnamento accademico basato essenzialmente

sullo studio del nudo e sulle tecniche decorative. La sua vastissima produzione grafica, in specie quella degli anni giovanili, rivela l’esercizio e lo studio delle tematiche dell’arte italiana del Rinascimento.

Infatti, si può vedere questo atteggiamento all’arte nel dipinto “La Giovinezza”uno studio a penna e acquerellato e lumeggiato in bianco e oro, eseguito nel 1882 per la raccolta Allegorie ed Emblemi, una pubblicazione avente lo scopo di fornire agli artisti un insieme di soggetti tra i più disparati, desunti dalla vita e dalle attività dell’uomo, validi quali suggerimenti per ogni genere di decorazione.

Il quadro si descrive così: all’interno di una cornice architettonica ricalcante gli schemi di complessi scultorei quattrocenteschi un giovane uomo suona un liuto e una giovane donna, che tiene in braccio un bambino, lo ascolta.

L’elemento che caratterizza il disegno è la sovrabbondante decorazione dei basamenti dei pilastri, dell’arco e della candelabra centrale che funge da colonna. Amorini, colombe, festoni di fiori e foglie, simboleggianti il rinnovarsi delle stagioni e l’amore, concorrono a rinsaldare il motivo della giovinezza incarnata dai tre personaggi principali della composizione.

Con il tempo il disegnó di Klimt muta considerevolmente pervenendo, attorno al primo decennio del Novecento, a un linearismo essenziale dal forte gusto decorativo che si concretizza nell’uso di una morbida curva di contorno.

Il Nudo disteso verso destra è un disegno a matita blu e rossa risalente al 1913.
L’uso della linea curva e la sinuosità del tratto danno all’opera una forte carica erotica. Infatti questa caratteristica comune a molta produzione klimtiana si sviluppa in parallelo con le ricerche psicoanalitiche di Sigmund Freud, nelle quali l’eros è visto come uno dei più potenti propulsori dell’esistenza umana.

Una giovane donna con le braccia schiacciate contro il petto, la gamba sinistra distesa e quella destra leggermente ripiegata, giace riversa su un fianćo. Il suo corpo è delineato con pochi tratti curvilinei continui e le gambe sono parzialmente nascoste da un panno nella cui decorazione ricorrono con grazia raffinata i motivi del cerchio e della spirale. 

Tuttavia se l’atteggiamento della donna risulta provocante,l’unico tocco di rosso, quello che ne disegna le labbra, richiama la nostra attenzione sul suo volto, serenamente abbandonato nel sonno.
Klimt e i primi del ‘900
Già negli anni di fine secolo e nei primissimi del Novecento l’arte di Gustav Klimt si è schiusa a un preziosismo maniacale: un disegno rigoroso e armonico,  un uso del colore teso a sottolineare effetti di trasparenze e dove il gusto per la decorazione si incontra con la bidimensionalità. 

Tuttavia permangono anche gli effetti volumetrici che danno risalto alle figure e ai volti dei dipinti del maestro Austriaco.

In Giuditta un dipinto del 1901, il soggetto biblico è decisamente posto in secondo come importanza, mentre il corpo seminudo dell’eroina, appena coperto da un sottile velo azzurro con ornamentazioni dorate

Questo è un inno alla bellezza femminile e al potere incantatore del suo sguardo.

Infatti Giuditta è splendidamente agghindata, se ne sta immobile, con gli occhi socchiusi e le labbra appena dischiuse, mostrando la testa mozzata di Oloferne, che appena si intravede in basso a destra.

Il volto della giovane donna, enigmatico e bellissimo, è incorniciato dall’alto collier di gusto art nouveau e dalla gran massa scura di capelli ricciuti. 

Per di più non c’è linea di contorno: il corpo di Giuditta, come pure il suo abito velato, sfuma dolcemente e quasi si confonde con lo sfondo.

A rendere il dipinto ancor più prezioso di quanto non sia già per l’uso sapiente del colore e del disegno, interviene il fondo oro: una ripresa dalle tavole gotiche e dei modelli Ravennati.

Sull’oro, infatti, insiste un disegno geometrico a elementi naturalistici estremamente semplificati e stilizzati e la cornice, a sua volta dorata e decorata, diventa parte integrante del dipinto stesso.

Infatti Klimt, d’altra parte, inizia in questi anni l’uso dell’oro in foglia: questa scelta classica è una piena ripresa dei valori di sfarzo dell’impero romano a Ravenna.

Così, proprio come le tessere dorate creavano l’illusione di una ricchezza e di una potenza inesistenti nell’agonizzante impero d’Occidente, allo stesso modo l’oro elargito nei dipinti di Klimt sembra suggellare in un sepolcro prezioso fine di un’epoca, segnando gli ultimi giorni dell’impero asburgico.

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