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Puzzle canaletto


Canaletto

Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, nasce a Venezia, da una famiglia della buona borghesia veneziana.
Ai suoi tempi, nel Settecento, lo chiamavano “Canal”, “da Canal”, “Antonio Canale”, “Canaletti”. Talvolta anche “Canaletto”. Oggi, per tutti, è il Canaletto.
Era nato il 17 ottobre 1697, nella popolosa parrocchia di San Lio, e nella sua città morì nel 1768, quando ormai era arcinoto per le sue grandiose vedute di città: soprattutto di Venezia, ma anche di Roma, Padova, e di Londra, dove visse e lavorò per anni.

La formazione 

La formazione di Antonio Canal inizia proprio attraverso il padre che lo porterà sulla strada della pittura.
Infatti come il padre e anche il fratello maggiore, Cristoforo, inizia il suo appraccio alla pittura  occupandosi della decorazioni di fondali per il teatro. Antonio comincia così a collaborare con il padre e il fratello e le prime commissioni, nel 1716, che riguardano la realizzazione dei fondali per alcune opere di Antonio Vivaldi.
Tuttavia nel 1918 il giovane si trasferisce, insieme a Bernardo e a Cristoforo, a Roma per realizzare le scene di due drammi teatrali del maestro Alessandro Scarlatti.
Nei suoi viaggi inizia la sua vera formazione da artista indipendente. Infatti il viaggio a Roma è decisivo per Antonio in quanto proprio a Roma ha i primi contatti con i pittori vedutisti.

I maestri di Canaletto

Proprio tre pittori di questo stile fuorno i suo grandi mastri dell’arte.
In particolare, i suoi modelli di riferimento sono: Viviano Codazzi, che Antonio non può conoscere da vivo in quanto scomparso nel 1670 famoso per  le sue prospettive architettoniche e i suoi meravigliosi paesaggi con rovine.
Il secondo è Giovanni Paolo Pannini, famoso per le sue vedute fantastiche, molte delle quali ispirate alle antichità romane. Infine Gaspar van Wittel, grandissimo pittore olandese, considerato tra i padri del vedutismo e forte del gusto per il dettaglio e l’impostazione descrittiva e tersa tipici del vedutismo nordico.

Tornato a Venezia inizierà la sua vera vita da artista.
Tuttavia la vita del maestro veneziano non fu tutta rose e fiori. Per il suo fare eccentrico e il suo carattere poco malleabile c’era chi scriveva che i suoi dipinti «stordivano» l’occhio dello spettatore, per la loro esattezza, ma anche chi si lamentava,  per i prezzi ritenuti esosi.
Infatti fra questi, nel 1736, il conte svedese, Carl Gustav Tessin, con una dichiarazione che lascia spazio a pochi dubbi:

«Canaletti, pittore di vedute, lunatico, intrattabile, che vende un quadro da collezione fino a centoventi zecchini, s’è impegnato a non lavorare che per un mercante inglese, chiamato Smitt. Da scartare».

I puzzle Canaletto e la sua pittura

I quadri del Canaletto sono una immensa fonte storica.
Infatti oltre a unire nella rappresentazione topografica architettura e natura, risultavano dall’attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata un grande manifesto dell’Illuminismo.

Per questo Canaletto, insistendo sul valore scientifico della prospettiva, per dipingere le sue opere si avvaleva talvolta della camera ottica.
Grazie alla sua notevole abilità e alla sua tecnica che nel giro di pochi anni fece grandi progressi. Infatti il Canaletto riuscì in breve tempo a diventare uno dei pittori più affermati di Venezia, e, nel corso della seconda metà degli anni venti, per lui le committenze cominciarono ad aumentare.

Addirittura uno dei primi importanti committenti fa realizzare al Canaletto quattro opere, tra le quali una veduta di Campo Santi Giovanni e Paolo.
Invece al 1727 risale la prima composizione a carattere celebrativo dell’artista, il Ricevimento dell’ambasciatore francese a Palazzo Ducale, conservata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo: è la prima di una lunga serie di opere che, descrivendo le feste della Repubblica di Venezia.
In questa tipologia di dipinto il Canaletto riesce a dare un’immagine del lusso e dello splendore delle celebrazioni della bellissima città di Venezia.

Canaletto opere: I Capricci

Capriccio Con Edifici Palladiani Canaletto

Capriccio Con Edifici Palladiani Canaletto

Canaletto è considerato uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi e uno dei più importanti personaggi della veduta paesaggista del ‘700.
Infatti molti dei migliori fogli da collezione vengono realizzati a cavallo del 1740 e introducono nuovi motivi lagunari, di collina, di Mestre, Venezia, Padova e dei dintorni, vedute romane e capricci con rovine.

Tuttavia da tempo gli storici dell’arte avvertono che Canaletto non fu solo il pittore di vedute “esatte”, quasi fotografiche grazie all’uso della camera ottica, ma anche il fantasioso inventore di indimenticabili “capricci”.
Sono proprio i capricci quelli che forse oggi ammiriamo perfino più delle vedute, per quell’incomparabile misto di realtà e fantasia che Canaletto riusciva a combinare.
Infatti Canaletto nei Capricci accostava nella stessa composizione monumenti reali, tratti dal vero, presenti però in città e luoghi diversi, ad altri di pura invenzione. Un tempio palladiano di Vicenza poteva essere accostato a una veduta del Colosseo o della piramide di Caio Cesto a Roma, archi di trionfo e templi in rovina potevano affacciarsi su improbabili specchi lacustri, e così via.

Londra e gli ultimi anni

A Londra dove Canaletto si reca nel 1748 con una lettera di presentazione per il Duca di Richmond e preceduto dalla sua fama in patria, riceve numerose commissioni e nel nuovo ambiente l’artista si dedica a riportare sulla tela le atmosfere locali, interpretando una civiltà diversa da quella veneziana.
I suoi lavori si arricchiscono di vedute con orizzonti sconfinati, castelli descritti minuziosamente e di complesse scene urbane che incantano i suoi ospiti per la delicatezza dei colori.

Tuttavia il soggiorno in Inghilterra si conclude verso il dicembre 1755 quando Canaletto ritorna a Venezia, dove continua a lavorare, ma in scala minore e intima.
Disegna molto, soprattutto “a capriccio”, creando alcune opere d’arte come la Fantasia architettonica per l’ormai anziano amico e committente Joseph Smith.
Infine lo scopo del suo lavoro è ormai lo studio, fatto per il suo piacere, degli effetti di luce, le prospettive e gli edifici già dipinti in passato, ma riportati su piccole tele, personali ed intime.

La morte lo coglie il 18 ottobre 1768 nella sua casa a San Lio.

Non perdere l’occasione di arricchire la tua casa con una splendida veduta di Venezia tipica dei puzzle Canaletto. Un puzzle che ogni amante dell’arte romantica e di Venezia non deve sicuramente far mancare nella sua collezione.

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