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Puzzle goya

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Puzzle la maya desnuda – Goya

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Goya
In Spagna e in Francia, come in tutto il resto del mondo, il romanticismo, nelle arti figurative, si esprime soprattutto nella pittura.
L’architettura per tutta la metà del secolo rimane neoclassica, e altrettanto si dice della scultura.
Invece la pittura si svolge con nuovo, improvviso impeto, soprattutto per opera di colui la cui eccezionale personalità riempie tutto il primo trentennio del secolo: Francisco Goya.

Goya è il grande continuatore della tradizione spagnuola che si ispira alla vita del popolo, e colui che questa tradizione portò alle sue vibrazioni più alte e drammatiche. Infatti vi è in lui quel senso tragico della realtà che, in diverso modo, ebbero il Greco e il Velázquez.
Al primo si avvicina in certe stralunate deformazioni che, talora, sono lievissime, quasi inafferrabili e tuttavia tali da trasfigurare essenzialmente la forma.
Invece del secondo ripete il potente realismo che lampeggia come motivo centrale di una trasfigurazione lirica.

Infatti innegabili, nel Goya, sono motivi letterari che del resto appaiono in tutti gli artisti romantici. Un senso tragico della vita che trova nella pittura il suo racconto, ma che, in certo modo, potrebbe essere anche espresso in parole, cosa che rende facile la critica letteraria delle opere pittoriche del romanticismo.

Ma sarebbe errore considerare il Goya solo da questo punto di vista. E’ un errore, ad esempio, soffermarsi, nelle sue terribili scene di guerra o di costume, solo sulla tragicità del soggetto e su ciò che in esso è più facilmente leggibile.
Il vero senso tragico è nella spettralità delle luci, nel dramma di quelle forme che ora si bloccano compatte e solide, ora sembra non sfasciarsi per seguire il disperato linguaggio del colore evadente o della luminosità funeraria.
IL paradosso della Feria de Madrid
La Feria De Madrid Goya

Gli aspetti più semplici e quotidiani della realtà hanno per il Goya un inesprimibile significato tragico anche quando sembrano esprimersi in forme di gioia e di eleganza.
Ad esempio, La feria (fiera) de Madrid, rievocazione, si direbbe, di un Settecento frivolo e gentile.
Tuttavia le luci sono spietate e minacciose quanto le ombre grevi e pesanti.

La fanciulla in primo piano, violentemente illuminata, ha una grazia irrigidita, i grandi occhi fissi, quasi fosse consapevole di una minaccia che le incomba e che sembra profilarsi nel volto scarno, rugoso e dolente della vecchia che le è vicina.

La carrozza, piuttosto che passare, sembra naufragata in un mondo petroso e impervio, mentre la dama luminosa che è in essa è come isolata in una sua irraggiungibile solitudine, tanto quella luce incorniciata d’ombra fa parte a se.

Inoltre i  tre lacchè aggrappati dietro la carrozza, con il loro verismo aggiungono una nota tra ironica e grottesca. Il paesaggio di fondo è squallido e fosco mentre gli oggetti in primo piano, con quelle due scarne forche, hanno un’evidenza solida e impassibile.
Inoltre si aggiungono tutti i movimenti contrastanti della composizione che, nel suo equilibrio esprime un senso di voluto disordine, di drammatica confusione.

Questa Fiera è in realtà l’espressione di un mondo assurdo pieno di valori   inconciliabili, di segrete minacce, di impenetrabili apparenze.

I puzzle Goya e i grandi ritratti

Nel ritratto, la capacità trasfiguratrice del Goya raggiunge forse le sue mete più alte.

Si guardi, ad esempio, questo Ritratto della moglie dove, nell’estrema semplicità di impostazione che lo fa apparire, a prima vista, quasi privo di caratteristiche  proprie, tuttavia v’è tutto un agitarsi di valori drammatici.
Infatti quel volto luminoso dalle grandi iridi brune è singolarmente asimmetrico, e su di esso l’enorme pettinatura, anch’essa spostata, come la bocca verso sinistra, dà un senso di torsione, di deformazione fisica.
Inoltre il velo sulle spalle e sul petto, con la sua lucentezza immateriale, ha quella spettralità caratteristica del Goya per cui la luce non è gioia e sorriso ma misteriosa violenza.
Per di più il metallico brillar della seta delle maniche e le tre dita della mano sinistra, intensamente illuminate per fare equilibrio alla luminosità del volto, hanno una voluta durezza di cosa senza vita.

Perchè nell’uomo il Goya sembra vedere distinti lo spirito e la cosa.
La cosa, cioè il corpo e i vestiti che lo ricoprono, solo in parte si piega a esprimere lo spirito, per il resto ha una vita a sè, misteriosamente ribelle, una sua tragica poesia.
Dall’altra parte lo spirito è nello sforzo o nella rassegnazione del suo incompleto esprimersi.

Più evidente ancora appare tutto ciò nel famoso ritratto di Ferdinando VII di Spagna. Qui il fisico domina con violenza. Il grande mento deforme, il naso carnoso, le folte sopracciglia si impongono con la loro materialità al pari dei pesanti ricami d’oro in cui il colore è dato a massa con un effetto di splendore trionfante e massiccio.
Ma quegli occhi di smalto, spalancati come per una segreta paura, rivelano improvvisamente un animo umano, oppresso sotto questo cieco imporsi di materia splendida e deforme.

Il Goya ebbe numerosi seguaci e imitatori ma rimasero lontani dall’ essenza della sua arte non comprendendo il suo vero spirito.

Cerca di afferrare la tormentata passione dell’animo del pittore spagnolo costruendo i suoi capolavori con i puzzle Goya presenti nel nostro catalogo.
Sarà sicuramente un esperienza unica per la mente e per l’anima.

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