fbpx
0,00
  • Nessun prodotto nel carrello

Puzzle munch

Il grido della disperazione

Edvard Munch è senza dubbio uno dei primi e più significativi esponenti della pittura espressionista europea. Infatti la sua influenza fu assolutamente determinante anche per il successivo sviluppo delle esperienze tedesche e austriache di arte espressionista.

Per questo in Munch si ritrovano tutti i grandi temi sociali e psicologici del tempo: dall’incertezza del futuro alla disumanizzazione della società borghese, dalla solitudine umana al tragico incombere della morte, dall’angoscia esistenziale alla crisi dei valori etici e religiosi.

La pittura del dolore

Edvard Munch ha una personalità complessa e spesso contraddittoria.
Munch nasce a Løten, in Norvegia, il 12 dicembre 1863 l’anno successivo la sua numerosa e sfortunata famiglia si trasferisce a Christiània, odierna Oslo, e nel 1868 la madre muore di tubercolosi.

La morte della madre fu il primo di una lunghissima serie di difficili eventi che colpirono Munch plasmando il suo pensiero e il suo vissuto.

Nel 1877 anche la sorella appena quindicenne muore dello stesso male.
Sono i
primi dei molti, precoci appuntamenti con la malattia e con la morte che costelleranno tutta l’esistenza dell’artista, influendo in modo certo non secondario anche nella maturazione di un pensiero fortemente negativo. Infatti dirà in seguito:

«Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi»

Con ciò voleva intendere quanto la visione tragica della realtà sia un ingrediente fondamentale non solo della pittura, ma del suo stesso essere.

L’incontro con la pittura: le prime opere di Munch

Tuttavia a partire dal 1880 Munch inizia regolari studi artistici alla Scuola Reale di Pittura di Oslo e la sua formazione risente dell’evidente impostazione naturalistica dei suoi primi maestri.

Fondamentali nella formazione dell’artista norvegese sono vari soggiorni che egli compie all’estero.Soprattutto il contatto con gli Impressionisti parigini gli consente di illuminare la propria tavolozza. Tuttavia anche l’esperienza impressionista, viene presto superata. Infatti Munch non dipingerà mai ciò che vede, come invece facevano gli impressionisti nei dipinti En plein air, ma ciò che ha visto.
Nel 1892 Munch espone a Berlino una cinquantina di suoi dipinti e il giudizio della critica è così drastico, definito un insulto all’arte, che dopo una sola settimana la mostra viene sospesa. 

L’arte di Munch e la germania

Nonostante la salute cagionevole, nel 1899, partecipa alla Biennale di Venezia ed è fra gli ospiti d’onore alla mostra della Secessione Viennese con Gustav Klimt.

Nel 1914  tempi sono ormai maturi affinché la sua arte, anche se mai del tutto compresa, venga comunque accettata anche dalla critica. 

Infatti entra come membro dell’Accademia tedesca delle arti e socio onorario dell’Accademia bavarese di arti figurative, nel 1937 Munch conosce le prime persecuzioni naziste.
Il regime hitleriano definisce “degenerati” ben 82 opere dell’artista esposte nei vari musei pubblici della Germania e ne dispone la loro vendita. Nel 1940, quando i Tedeschi invadono la Norvegia, l’artista rifiuta qualsiasi contatto con gli invasori e si rifugia per un breve periodo negli Stati Uniti.

Muore poco dopo, il 23 gennaio 1944, a Oslo, lasciando tutti i suoi beni e le opere di sua proprietà al municipio della capitale che nel 1963, in occasione del centenario della nascita, gli dedica un apposito museo: il Munch Museet.

L’espressionismo di Munch

L’espressionismo, in particolar modo quello di Munch, tende a togliere al mondo ogni sua realtà oggettiva per trasferirla nella sfera del personale. In altre parole, quella che per un pittore realista è una vecchia casa di campagna, con gli intonaci scrostati e gli infissi scoloriti, per un espressionista diventa una sorta di volto sgangherato, nel quale l’intonaco si fa pelle rugosa, le finestre torbidi occhi spalancati, la porta un’orrida bocca digrignata.

Dunque ecco che se le motivazioni dell’Espressionismo sono contemporanee, profondamente radicate in una società dove i contrasti di classe hanno creato disoccupazione e squilibri devastanti, i mezzi tecnici per dare loro forma hanno origini antiche.
Dietro i colori violenti, le forme sommarie, i modellati angolosi, rispunta la vera e immortale anima nord europea, legata in modo indissolubile alla cultura gotica, con la sua ansia di religiosità, e a quella barocca, che della prima rappresenta una sorta di raffinata variante evolutiva.

Esprimere è un verbo di origine latina che deriva dall’unione della particella ex, che indica moto da luogo (dall’interno all’esterno), con il verbo premere. Dunque esprimere sta, letteralmente, per espellere, portare alla luce. In questa accezione generale il termine non è nuovo.  Infatti spesso si sente parlare dell’arte come di uno straordinario mezzo per esprimere stati d’animo e idee. Sotto questo aspetto ogni forma d’arte potrebbe definirsi espressionista, in quanto, in qualche modo, esprime la volontà, gli ideali e i sentimenti di coloro che l’hanno prodotta.

Accedi Account

Sei già un cliente di Puzzle Arte?

Invaild email address.

6 or more characters, letters and numbers. Must contain at least one number.

Le tue informazioni non verranno condivise con terzi.