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Puzzle pollock

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Pollock Convergence – puzzle 1000 pezzi

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L’arte dell’era contemporanea

L’arte contemporanea non è solo una spinta sentita solo nel Vecchio Continente. Infatti non solo l’Europa, infatti, era stata coinvolta dalla guerra, e la generazione dei sopravvissuti nutriva, a livello mondiale, lo stesso disagio profondo e la stessa incapacità di comunicare. L’Informale, “the Modern Art”, in un certo senso, è proprio l’arte dell’incomunicabilità o, se visto da una prospettiva meno pessimista, l’arte del tentativo di comunicare di nuovo.
Molti e interessanti sono dunque i risvolti informali che maturano sia in Giappone, che l’alleanza alla Germania nazista aveva coinvolto in una terribile crisi di valori e d’identità, in modo particolare dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, sia, negli Stati Uniti.
Questi ultimi uscivano vittoriosi dalla guerra, ma con la consapevolezza che era necessario ricostruire al più presto un fruttuoso rapporto di dialogo politico, economico e turale con il Vecchio Continente.

L’arte contemporanea è, non a caso, sensibilissima agli andamenti delle mode e dei mercati, con i quali stabilisce quasi sempre un rapporto strettissimo di interdipendenza.
Questo non significa, naturalmente, che l’arte sia succube di certe linee di tendenza o di determinati modelli di sviluppo ma, molto più semplicemente, che ne adotta i medesimi ritmi. Dunque potranno esserci anche manifestazioni artistiche di rottura violenta contro la globalizzazione e la società capitalistica di massa, ma di fatto verranno inevitabilmente consumate da quella stessa società – globalizzata altro fenomeno da
essa prodotto.
Notava al riguardo Jackson Pollock forse il massimo artista statunitense del secondo dopoguerra:
«Per me l’arte moderna non è altro che l’espressione degli ideali dell’epoca in cui viviamo. Penso che nuove esigenze richiedano nuove tecniche. E gli artisti moderni hanno trovato nuovi modi e nuovi mezzi per affermare le loro idee. Mi sembra che un pittore moderno non possa esprimere la nostra epoca, l’aviazione, l’atomica, la radio, nelle forme del Rinascimento o di un’altra cultura passata […]. L’artista moderno vive in un’epoca meccanica e abbiamo mezzi meccanici per rappresentare gli oggetti della natura: il film, la foto […]. L’artista moderno lavora con lo spazio e il tempo e i suoi sentimenti li esprime, piuttosto che illustrarli.

L’Espressionismo astratto

L’arte contemporanea statunitense, legata da un lato alle diverse e più pragmatiche tradizioni del popolo americano e l’altro, ai forti influssi esercitati dai molti artisti europei viene definita nel suo insieme come Espressionismo Astratto.
Con tale appropriato appellativo si intende alludere a una certa virulenza cromatica, propria dell’Espressionismo, che viene però inserita in un contesto astratto, cioè privo di riferimenti figurativi immediatamente riconoscibili.
All’interno di questo vivace movimento particolare rilievo assume la cosiddetta Action Painting, che potremmo forse tradurre come «pittura d’azione». Infatti, in anticipo rispetto allo svolgimento dell’arte europea, l’Action-Painting si sviluppa nel primo decennio del dopoguerra, caratterizzandosi soprattutto per il forte contenuto gestuale e anticonformista spesso al limite della provocazione o dello sberleffo.

Jackson Pollock

Il maggiore esponente dell’Action Painting è senza dubbio lo statunitense Jackosn Pollock, la cui vita sregolata, stroncata prematuramente da un incidente d’auto, si riallaccia simbolicamente agli artisti Bohèmien e maledetti della dei primi anni del novecento.
Fin dall’inizio risente molto del fascino della pittura popolare messicana e di quella che i nativi d’America praticavano secondo riti antichissimi a scopo magico-propiziatorio.
Tuttavia nel 1937, neanche trentenne, Pollock è già gravemente affetto dall’alcolismo e deve sottoporsi a varie terapie psicoanalitiche.
Proprio nell’ambiente medico, vicino alle teorie scientifiche di Carl Gustav Jung, che insieme a
Freud fu uno dei padri della moderna psicoanalisi, il giovane artista ha modo di conoscere le ultime avanguardie culturali europee, dalle quali rimane immediatamente affascinato.
Da quel momento nasce la pulsione in Jackson Pollock di trovare un metodo personale e unico di esprimersi.
Infine nel 1947 Pollock mette a punto la tecnica del “dripping”, consistente nel sopprimere il pennello sostituendolo con gocciolature più o meno regolari di colori sintetici puri su tele o cartoni distesi al suolo.
In questo modo si ottengono risultati quasi assolutamente casuali, generando grovigli filamentosi di colore che si sovrappongono gli uni agli altri in un caotico intreccio di schizzi, gocce e colature.
Come ben si vede nei suoi dipinti il soggetto, visionario e allusivo, si amalgama con la nuova tecnica in un’unica, affascinante ragnatela di segni. Scrive Pollock:

«Io dipingo per terra ma non è una cosa anomala. Gli orientali lo facevano. Il colore che uso quasi sempre è liquido e molto fluido. Utilizzo i pennelli più come bastoni che come veri pennelli. Il pennello non tocca mai la superficie della tela, resta al di sopra»

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