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Puzzle La fanciulla offerente – Pompei

(*) Le proporzioni del puzzle ultimato potrebbero non rispecchiare perfettamente quelle dell’immagine riportata sulla scatola.

Puzzle La fanciulla offerente – Pompei

25,00

Disponibile

IPZ 081. Disponibile Categoria: .

Fai un balzo indietro nel tempo di quasi 2000 anni e rivivi le scene quotidiane che si vivevano a Pompei prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì la città. Ricostruisci pezzo per pezzo la vita degli antichi romani grazie a questo fantastico puzzle da 1500 pezzi della marca Impronte Edizioni.

Informazioni aggiuntive

Numero pezzi

Marca

Artista

Museo d'arte

Difficoltà

Dimensioni puzzle

85 cm x 58 cm

Dimensioni scatola

31 cm x 24 cm x 6,5 cm

EAN

8026311016402

Caratteristiche del puzzle

Il puzzle la fanciulla offerente è un meraviglioso modo per scoprire le meraviglie dell’arte e della pittura classica romana.

Infatti grazie allo studio dettagliato dell’affresco della villa dei Misteri di Pompei, di cui il soggetto del puzzle la fanciulla offerente fa parte, gli studiosi sono stati in grado di definire non solo le linee giuda dell’arte romana, ma attraverso l’attenta analisi simbolica delle scene sono stati in grado di risalire alle probabili abitudini e usanze dei riti e dei “misteri” pagani romani.

Il Puzzle Pompei nel dettaglio

Il puzzle la fanciulla offerente da 1500 pezzi della marca Impronte Edizioni è uno splendido esempio di puzzle d’arte classica.
Il soggetto è molto raro e particolare e riporta una delle scene più belle dell’arte pompeiana.

I colori del puzzle sono molto brillanti e i dettagli estremamente accurati e ricercati. I tasselli del puzzle sono sottili ma robusti e l’incastro è perfetto.

Numero Pezzi Puzzle Numero pezzi1500 Marche Puzzle MarcaImpronte Edizioni
Dimensioni Puzzle Dimensioni puzzle (cm)85 x 58 Dimensioni Scatola Puzzle Dimensioni scatola (cm)31 x 24 x 6,5

Descrizione dell’opera

Gli affreschi del triclinio della Villa dei Misteri, i più universalmente conosciuti, sono il più spettacolare esempio del secondo stile pittorico romano.
Questo splendido reperto di arte pompeiana è composto da pochi elementi architettonici in prospettiva che rappresentano, con numerose figure monumentali ad altezza naturale, un rito di iniziazione a misteri dionisiaci (da ciò il nome con cui la villa è nota).

Pompei Affresco Intero

I personaggi rappresentati, in parte reali, in parte mitologici, sono raccolti in gruppi disposti contro il rosso dei pannelli, fra le lesene.

Mentre un fanciullo legge le procedure da seguire, una giovinetta che reca un vassoio con delle offerte si muove verso un gruppo di donne intente a un rito di purificazione con l’acqua (lustrazióne). Silèno, il maestro di Dioniso, suona la cetra in una scena pastorale comprendente un satirello e una panisca (mitici abitanti dei boschi e seguaci del dio Pan), mentre una donna è atterrita nel vedere la fustigazione che è rappresentata sulla parete di fronte.

Nella scena successiva ritroviamo di nuovo Sileno che offre da bere a un satirello e assiste alle nozze di Dioniso con Arianna, mentre un demone alato è pronto a colpire con la verga una giovane donna che subisce il rito di iniziazione.

La fanciulla, inginocchiata, è accolta da una donna seduta che le nasconde o accarezza il capo, mentre una baccante danza. Il rito si svolge sotto la direzione della padrona di casa, forse sacerdotessa di Dioniso, forse un’iniziata, rappresentata seduta.

Senza dubbio il personaggio più toccante è quello della donna atterrita, raffigurata con la mano sinistra protesa verso la scena che le fa orrore, le gambe in atto di muoversi e il gesto ampio del braccio destro sollevato nel portare il manto a nascondersi il volto.
L’azione è talmente brusca e immediata che il manto si gonfia accogliendo il busto della donna come in una nicchia.

Pompei il tesoro della pittura romana

Per la pittura romana dovremo fare riferimento oltre che a quegli esempi, non molti per la verità, conservati a Roma e in altre località, soprattutto a quelli, numerosissimi di Pompei ed Ercolano, le due città romane della Campania la cui vita si fermò a seguito di un’eruzione del Vesuvio che le seppellì il 24 agosto del 79 dC.

La cenere e il fango lavico che, nel giro di poche ore, avevano uniformemente ricoperto gran parte della costiera vesuviana, hanno conservato intatte strutture, suppellettili e decorazioni di quelle città, mentre le opere d’arte di centri quali Roma e altri, che non vennero mai abbandonati, subirono nel corso dei secoli successivi, grandi distruzioni, manomissioni e trasformazioni.

ll primo tipo di pittura che Roma ebbe fu quella trionfale, destinata a illustrare le gesta vittoriose dei suoi condottieri. Si tratta di dipinti che non sono arrivati fino a noi, così come irrimediabilmente perduti sono anche quelli su tavola, di cui la città si arricchì soprattutto dopo la conquista della Grecia.

Siamo soliti distinguere la pittura parietale romana e pompeiana in quattro stili. Il termine stile è improprio poiché, nel caso della pittura romana, si tratta soltanto di differenti tipi o schemi di decorazione adottati di volta in volta nel corso degli anni.

Stili Arte Classica Pompei Puzzle

Il primo stile

Il primo stile è collocabile a partire dal 150 a.C. fino all’80 a.C. ed è anche detto stile strutturale o dell’incrostazione e tendeva a riprodurre il rivestimento delle pareti in opus quadratum, con lastre di pietra lavorata. Le lastre erano simulate modellando dello stucco che poi veniva colorato. Infatti questo è un tipo di decorazione molto comune in ambito mediterraneo e viene impiegato, inizialmente, in abitazioni modeste proprio per evitare l’elevata spesa dei marmi preziosi che, invece, erano in uso nelle case dei ricchi e dei potenti. Successivamente, però, la modellazione dell’intonaco fu abbandonata perché la sola pittura riusciva a imitare, dandone una perfetta illusione, una lastra in aggetto.

La caratteristica principale delle pitture  nel primo stile sono composte da tre zone basilari:

  • una prima fascia al livello superiore decorata con cornici in stucco sporgente.
  • una fascia nel mezzo dipinta con i colori predominanti rosso e nero, ma anche variabile nelle tonalità, come il viola, il giallo-verde, e sistemi che imitavano il marmo, il granito o l’alabastro.
  • uno zoccolo solitamente di colore giallo.
Arte Classica Pompei Primo Stile

Il primo stile deriva da una profonda ispirazione ellenistica: degli esempi possiamo ammirarli a Delos e in altre città greche. Nell’area vesuviana, in particolare a Pompei, questa tecnica è presente nella Basilica, nel tempio di Giove, nella Casa del Fauno e nella Casa di Sallustio. Per quanto riguarda Ercolano, ve ne sono tracce nella Casa Sannitica.

Il secondo stile

Arte Classica Pompei Secondo Stile

Il secondo stile, detto anche dell’architettura in prospettiva (seconda metà del I secolo a.C.-I secolo d.C.), simula nelle pareti delle architetture: parapetti, colonne, lesene, architravi che delimitano degli spazi nei quali sono dipinte delle figure o lasciano intravedere ulteriori spazi architettonici. Quasi sempre vi è uno zoccolo inferiore con dipinti a incrostazione del primo stile. Inoltre una caratteristica ulteriore di questo tipo di decorazione è che le architetture (del genere ellenistico) sono sempre credibili, non vi è cioè nulla di fantasioso, di sproporzionato o di impossibile da realizzare.

La differenza sostanziale di questo tipo di pittura con quella di primo stile sono le creazioni di cornici e fregi con tralci vegetali attraverso la pittura e non più realizzati in stucco. Rispetto al primo stile, l’innovazione è fornita dall’effetto di elegante prospettiva, con l’illusione in primo piano di podi e finti colonnati, edicole e porte, attraverso le quali si aprivano vedute prospettiche.

Durante questo periodo era di moda dipingere nature morte con cacciagione guarnite da ortaggi e frutta; questa moda era determinata dall’usanza di inviare agli amici regali principalmente composti dai vari generi alimentari. L’esempio più antico di pittura di secondo stile, è presente a Roma nella casa dei Grifi sul Palatino, collocabile tra il 120 e il 90 a.C. A Pompei lo troviamo nella splendida Villa dei Misteri e nelle case di Obellio Firmo, del Labirinto, delle Nozze d’Argento, del Criptoportico. Oggi alcuni esempi di questo elegante periodo sono conservate in più musei, come il Metropolitan Museum di New York e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Il terzo stile

Il terzo stile è detto anche della parete reale (fine I sec a.C-ca 60 d.C.) e si configura come puramente ornamentale. Le architetture diventano simili a giocattoli delicati: esili colonne sorreggono improbabili timpani vegetali, mentre fiocchi, nastri ed elementi naturalistici sono impiegati a profusione. A sottilissime pareti sono sovrapposti ulteriori e sofisticati corpi architettonici dall’impossibile equilibrio e, come scrive Vitruvio, non mancano neppure dei viticci che mentre sostengono mezze statuine, alcune con teste di uomini, altre teste di animali.

Il tablino della Casa di Marco Lucrezio Frontone, a Pompei, accoglie un raffinato esempio di tale tipo di pittura. Gli affreschi della Villa della Farnesina – ora al Museo di

La maggior parte delle piccole scene che ornavano le pareti dipinte in questo terzo stile sono realizzate con la tecnica cosiddetta compendiaria, cioè riassuntiva. Infatti si tratta di poche pennellate lumeggiate (con tocchi di colore bianco che dà luce), che non si soffermano sui particolari, ma danno l’idea immediata di quel che viene rappresentato.

Arte Classica Pompei Terzo Stile

Il quarto stile

Arte Classica Pompei Quarto Stile

Il quarto stile, o fantastico o dell’illusionismo prospettico (seconda metà del I secolo d.C.), si serve di prospettive architettoniche e di decorazioni del tipo di quelle del terzo stile, ma in maniera del tutto fantasiosa.

Inoltre le architetture sono estremamente teatrali: la prospettiva è virtuosistica, le vedute sono sempre più difficili da dipingere, la decorazione è sovrabbondante.

In tal modo le pareti delle stanze sono dilatate artificiosamente all’infinito.

La più compiuta realizzazione in questo stile è nella Casa dei Vettii a Pompei e mostra chiare le derivazioni dal terzo stile. Infatti, i quadri a soggetto mitologico, nella metà inferiore delle pareti, sono gli stessi del terzo stile, tuttavia l’ornamentazione architettonica principale è ridondante di dettagli decorativi.

Inoltre le architetture in ardita prospettiva sono scorci scenografici, ma di nessuna consistenza statica. Infatti inquadrate come da finestre aperte, che si sovrappongono e si moltiplicano, aggiungono all’intero ambiente una pluralità allusiva di spazi.

3 recensioni per Puzzle La fanciulla offerente – Pompei

  1. 5 out of 5

    Bellissimo come mi aspettavo! Il puzzle è di qualità e ha colori luminosi. È abbastanza difficile da costruire, ma forse è un problema mio, ci ho messo un po’ prima di finirlo. Tuttavia ne è valsa la pena! Se siete appassionati di puzzle d’arte potete iniziare questo progetto, non ve ne pentirete. Difficile da reperire in altri siti o negozi. Assolutamente consigliato.

  2. 5 out of 5

    Questo puzzle mi ha davvero sorpresa, sia per la qualità delle tessere e degli incastri (l’ho potuto girare senza che si smontasse tutto) sia per l’immagine bellissima che ritrae. Un puzzle che credevo molto frustrante per me ma si è rivelato divertente ed emozionante da fare, tanto che l’ho completato in una settimana. Sono davvero contenta di averlo nella mia collezione, e non vedo l’ora di appenderlo a casa.

  3. 5 out of 5

    A me di un puzzle interessa la bellezza dell’immagine, è come una scoperta che piano piano si crea dal nulla, dal caos, su una tabula rasa. Hai la sensazione di essere anche tu il creatore di questa bellezza, perché in fondo è un po’ così, molte cose dipendono da noi. Questo con l’affresco rosso pompeiano “La fanciulla offerente” mi ha subito colpita, per il colore, perché il tema è insolito o forse ora che ci penso proprio perché mi dà la sensazione di essere un archeologo, uno scopritore di bellezza, mentre lo compongo. Anche i pezzi singoli sono belli, simili e tutti diversi, a me piace giocarci, quando sono nella scatola. Fa un po’ ridere ma a volte mi affeziono a qualcuno, quelli che mi fanno dannare di più, ma poi trovano il loro posto e spariscono nell’insieme… come le onde nel mare. A voi non capita?

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